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Quanti tipi di antenne telefoniche conosci?

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Con il fine di sensibilizzare la popolazione di San Giuseppe Vesuviano sul tema dell’elettrosmog, gli attivisti del M5S locale, impegnati nel censire le antenne telefoniche (SRB) presenti sul territorio comunale, pongono a tutti il quesito:

 quanti tipi di antenne telefoniche conosci???

Esistono, infatti, vari tipi di antenne che la maggioranza delle persone ignora completamente; passiamo, quindi, ad una breve presentazione di queste.

Gli impianti per la telefonia mobile (ripetitori) sono  radio multicanali a bassa potenza. I telefonini sono invece radio ricetrasmittenti monocanale, sempre a bassa potenza. Quando uno parla usando un telefonino, in realtà parla con un ripetitore; da lì il segnale si trasmette sulle normali linee telefoniche fisse. Dato che si tratta di radio ricetrasmittenti, telefonini e ripetitori emettono radiazioni in RF (Radio Frequenza) ed espongono a tali radiazioni le persone presenti nelle vicinanze. 
La propagazione di questi segnali, a seconda del sistema tecnologico utilizzato (GSM, DCS e UMTS), avviene in bande di frequenza diverse, comprese tra i 900 e i 2100 MHz. Dei quattro gestori operanti sul territorio nazionale, Tim, Vodafone e Wind utilizzano tecnologia GSM (900 MHz) acronimo di "Groupe spécial mobile", lo standard 2G (2ª generazione) di telefonia mobile cellulare (attualmente ancora il più diffuso nel mondo), DCS (1800 MHz) e UMTS (2000 MHz), mentre la Tre (H3G) usa esclusivamente UMTS (Universal Mobile Telecommunications System), tecnologia più evoluta, compatibile con lo standard 3GPP e che utilizza le infrastrutture del GSM. 

 

Esistono differenti tipi di ripetitori, che variano parecchio in potenza, caratteristiche e possibilità di provocare esposizione a RF.

Le antenne delle SRB( stazioni radio base) tradizionali sono generalmente montate su tralicci o pali o sostegni di altro tipo, quali torri di acquedotti, ecc., installati sul terreno, oppure ancora su paline fissate al tetto di edifici. Su una stessa struttura possono essere presenti più SRB di diversi gestori (co-siting).
Le installazioni, inoltre, possono essere fisse o mobili; queste ultime, in genere costituite da pali cosiddetti carrellati, hanno carattere provvisorio, essendo legate ad esigenze di servizio particolari (manifestazioni, fiere, aree soggette a flusso turistico stagionale).

Nelle foto che seguono alcuni esempi di  SRB:


In alcune zone dei centri urbani, alle SRB di tipo tradizionale si affiancano quelle micro e pico-cellulari, ossia sistemi a corto raggio d´azione che garantiscono la copertura del servizio nella aree a maggior traffico telefonico (microcelle) e negli ambienti interni (picocelle: estensori di copertura).
Tali sistemi sono caratterizzati da un minor impatto visivo rispetto alle normali SRB e dall´uso di potenze estremamente basse che permettono installazioni anche a pochi metri dal suolo (circa 3 metri), in genere sulla parete di edifici o all´interno di insegne.


La normativa in materia

E’ stato il decreto Gasparri, (Decreto Legislativo n. 198 del 4/9/2002, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 215 del 13/9/2002 in vigore dal 14/9/2002), a introdurre norme meno restrittive e maggiore libertà nel posizionamento di ripetitori per la telefonia mobile sul territorio nazionale. La legge governativa volta ad ''accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese'', riconosce le infrastrutture di telecomunicazioni (le antenne) di interesse nazionale, considerandole di importanza pari alle opere di urbanizzazione primaria (strade, fogne, illuminazione pubblica, ecc.). Esse sono inoltre ritenute compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e quindi possono essere realizzate in ogni parte del territorio comunale (sia in zona residenziale, sia in zona industriale). I Comuni, comunque, possono definire le aree più idonee all'installazione degli impianti e quelle, invece, da escludere per motivi ambientali e paesaggistici.

Una legge, quella voluta dal ex-Ministro per le telecomunicazioni, che fissa in 70 metri la distanza minima dei ripetitori dalle abitazioni e che chiama l’ARPA  (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) a dare l’ok al posizionamento.

A questo punto, ottenuto il parere favorevole da parte dell’ARPA, le Compagnie Telefoniche hanno man libera in quanto, se l’Amministrazione Comunale non autorizza l’installazione, non ottempera alle disposizioni del sopraccitato decreto.

Sugli effetti che l'inquinamento elettromagnetico potrà provocare sulla salute umana, a lungo termine,  va precisato che lo stato attuale delle conoscenze è ancora limitato, tanto che non si possono predire effetti nocivi, in particolare di effetti cancerogeni o altre patologie che potrebbero colpire soggetti meno dotati dal punto di vista immunologico, sui malati, bambini ed anziani, Per tale motivo una parte della comunità scientifica, preventivamente, ha suggerito di adottare buon principio di cautela, inibendo l'installazione d'impianti di radiofrequenza nelle vicinanze di ospedali, scuole ed asili.

Tutto avviene quindi nel formale rispetto delle norme di legge.

Comunque, il fatto che una amministrazione comunale abbia autorizzato o dovuto autorizzare, con regolare concessione edilizia, l'installazione di un ripetitore per impianti di telefonia mobile non è ostativo ad un successivo ricorso con il quale la stessa amministrazione chieda (a tutela del diritto alla salute dei propri cittadini), l'emissione di provvedimenti urgenti e anche la rimozione o, in via subordinata, la disattivazione dell'impianto, qualora questo non abbia rispettato il progetto costruttivo o per superamento dei limiti delle emissioni tollerabili.

                                                                                        MoVimento 5 Stelle San Giuseppe Vesuviano

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